martedì 17 gennaio 2017

Il Maestro de che?

Ho appena finito di leggere Il maestro e Margherita.
Veramente brutto. uno dei libri più deludenti - in proporzione alle attese - che abbia mai letto. E sì che lo descrivono come un capolavoro...
Sconclusionato, assurdo, senza alcuna spiegazione.
Due settimane di lettura buttate.

venerdì 23 dicembre 2016

Il Natale delle lamentazioni

Lamentazione numero 1, su Roma e dintorni.
Lamentazione numero 2, su economia e dintorni.
Affidiamo alla Provvidenza che viene (rectius: è venuta) il nostro mondo, e l'uomo, affinché renda più pienamente umano il mondo stesso.Cerchiamo di imparare da quello che ci dice la realtà, di prendere il giusto insegnamento dalle cose brutte che ci stanno capitando.
Buon Natale!

lunedì 5 dicembre 2016

La scelta, prima e dopo

Alla fine ho votato No.
Ho deciso tra sabato e domenica, con un criterio diverso da quello che avevo pensato in precedenza: ho pensato a lungo termine.
Nel breve termine avrei preferito il sì, ci sarebbero stati certamente alcuni vantaggi (ed è per questo che sto odiando ciò che succede in queste ore). Ma sarebbero stati di corto respiro.
Nel lungo periodo, ho pensato che la riforma va in direzione di una società più centralizzata e più "disintermediata". Secondo me non è la direzione giusta, anche per il percorso educativo che sto compiendo per me e per gli altri che incontro con la pastorale sociale.
Se sul centralismo avevo già i miei dubbi prima, ho realizzato che la riforma così concepita del bicameralismo perfetto andava nella direzione di una diminuzione dei corpi intermedi (Senato, diminuzione del ruolo dei partiti in relazione agli elettori), mentre io credo che nella democrazia rappresentativa e sussidiaria.
Intendiamoci, nessun rischio a breve termine, ma a lungo andare la riforma disegna una società che secondo me è più esposta ai rischi del populismo, già adesso così forte. L'intermediazione secondo me permette potenzialmente pesi e contrappesi, permette un approccio più graduale alla politica e richiede una partecipazione più responsabile della democrazia diretta.
Ricordando che "il tempo è superiore allo spazio" (Evangelii Gaudium) ho preferito pensare a lungo termine.

Rassegna stampa post referendum

Blog di Beppe Grillo, 28 aprile 2015












Corriere della Sera, 16 settembre 2016










Blog di Beppe Grillo, 4 dicembre 2016







Cuore, 8 aprile 1991

venerdì 25 novembre 2016

Ragionamenti sul referendum (4)

(Prosegue da qui, qui e qui)

Infine, dopo aver passato i rassegna le modifiche più grandi e influenti della legge elettorale, valutiamo le altre modifiche: la nuova modalità di elezione del Presidente della Repubblica e le nuove forme di consultazione popolare. Credo che l'abolizione del CNEL non sia messa in discussione da alcuno, e anche io non la tratterò, pur essendo dell'idea che l'intenzione dei costituenti fosse buona e che sia stato sbagliato solo il funzionamento. A epitaffio, ricordiamo che al CNEL si deve l'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale.

Caso migliore a Costituzione vigente

Nel caso ideale, i parlamentari riconoscono l'importanza di avere un Presidente della Repubblica condiviso e super partes e lo eleggono sempre ad ampia maggioranza (cosa in effetti già successa nella storia) senza bisogno di quorum aumentati.
Per quanto riguarda invece le leggi di iniziativa popolare, i parlamentari si fanno attenti interpreti delle proposte e portano in Aula tutte quelle accettabili per la discussione, badando che il loro filtro sia limitato allo stretto indispensabile.
I referendum trovano una ampia partecipazione popolare e forze politiche mature non approfittano del quorum per farli fallire.
L'indirizzo popolare ai lavori parlamentari avviene tramite i corpi intermedi, i partiti e nel contatto diretto tra elettori e deputati.

Caso migliore a Costituzione riformata

Anche in questo caso i parlamentari eleggono un Presidente ampiamente condiviso, senza nemmeno bisogno di arrivare agli scrutini con un quorum più basso.
Le leggi di iniziativa popolare vengono normate in maniera rapida e altrettanto rapidamente trovano una calendarizzazione nei lavori dell'Aula ed una discussione non preconcetta.
I referendum - se importanti - raccolgono una ampia partecipazione popolare sia nella raccolta di firme che nella votazione; così come i referendum propositivi e di indirizzo.
In questo caso ottimisitico le modifiche sono pressoché ininfluenti per le materie già previste dall'attuale Costituzione, visto che le clausole di garanzia pensate dalla riforma non scatterebbero mai; ma la nuova Costituzione si fa preferire per gli istituti di nuova introduzione.
Caso peggiore a Costituzione vigente

Nel caso peggiore, oggi la Costituzione fa sì che una qualsiasi maggioranza possa forzare dal quarto scrutinio l'elezione di un suo candidato Presidente, magari impresentabile, e non c'è possibilità di impedirlo.
Sempre nel caso peggiore le leggi di iniziativa popolare sono sistematicamente trascurate ed ignorate, così come gli esiti dei referendum abrogativi, quando questi non sono svuotati da campagne che puntano ad abbassare la partecipazione.

Caso peggiore a Costituzione riformata

Con la nuova Costituzione, invece, il caso peggiore probabilmente è quello in cui il Presidente della Repubblica non venga eletto per lungo tempo, per via del quorum rafforzato. Volendo essere proprio diabolici si potrebbe pensare che una maggioranza possa anche non accordarsi mai con l'opposizione su alcun nome per poter così avere il controllo delle funzioni presidenziali tramite il supplente, ovvero il presidente della Camera, eletto a maggioranza semplice. Non mi è chiaro se in questo caso i lavori parlamentari sarebbero completamente paralizzati o se potrebbero continuare "intercalati" tra gli scrutini.
I referendum propositivi e le leggi di iniziativa popolare potrebbero attendere per anni i regolamenti attuativi. Una volta predisposti, c'è il rischio che le leggi di iniziativa popolare siano sempre posticipate e comunque bocciate; mentre c'è il rischio che i referendum propositivi siano disattesi in quanto non vincolanti, oppure
utilizzati da frange populiste per pressioni con proposte irrealizzabili (uscita dall'Euro?).
I referendum abrogativi potrebbero non realizzare mai il livello di firme rafforzato necessario per un quorum abbassato.
In questi due casi è difficile scegliere tra un possibile farabutto alla Presidenza o un'impasse paralizzante. Invece credo che le modifiche sugli istituti di democrazia diretta possano introdurre qualche possibilità in più rispetto alla Costituzione vigente.

giovedì 24 novembre 2016

Ragionamenti sul referendum (3)

(Prosegue da qui e qui)

Dopo aver parlato del Senato, vediamo cosa succede alle autonomie regionali (riforma del Titolo V).

Caso migliore a Costituzione vigente

Nel caso ideale, l’attuale Costituzione può funzionare molto bene: lo Stato si occupa di alcune materie, le Regioni di tutto il resto, i conflitti vengono definiti nella Conferenza Stato-Regioni e grazie alla giurisprudenza pregressa della Corte Costituzionale. In questo modo le Regioni hanno ampio spazio per agire in autonomia in molti campi, e in caso di necessità lo Stato può intervenire con sussidiaria. Lo Stato potrà addirittura delegare alle Regioni più virtuose ulteriori competenze.
In caso di superiore interesse statale, non c’è un meccanismo di prevalenza statale, e il riconoscimento dell’interesse nazionale è affidato al ragionevole accordo tra le parti.
Nel caso ideale non c’è gran bisogno di organi di controllo (che in effetti non ci sono), visto l’accordo tra le parti in vista del bene comune.

Caso migliore a Costituzione riformata

La Costituzione riformata funziona come quella vigente nei meccanismi (vige ancora la competenza residuale regionale), ma non nelle competenze: lo Stato si occupa di molte più materie, diminuendo la sussidiarietà. Tenuto conto di questo fatto, però, nel caso migliore si può sperare che alle Regioni virtuose vengano devolute competenze aggiuntive, ripristinando una modalità di funzionamento più rispettosa delle autonomie. In caso di disaccordi sulle competenze, nel caso ideale questi sono discussi dai rappresentanti delle Regioni in Parlamento, inoltre rimane sempre la Conferenza Stato-Regioni: con queste camere di compensazione il ricorso alla Corte Costituzionale potrebbe essere ridotto al minimo.
Sempre nel caso ideale, lo Stato eviterà il più possibile l’attivazione della “clausola di supremazia”, lasciandola solo per situazioni ponderate, in cui sia assolutamente necessaria.
Se necessario, lo Stato avrà anche a disposizione eventuali “punizioni” per le amministrazioni locali che si comportassero in modo meno che irreprensibile: questo potrebbe fungere da stimolo per il miglioramento delle classi dirigenti locali.

Nel confronto tra i due casi migliori, secondo me vince la Costituzione vigente, anche se la mancanza di controlli e contrappesi fa sì che questa preferenza sia molto legata a un'idealità che sembra più un wishful thinking.
Caso peggiore a Costituzione vigente

Vediamo ora le possibilità peggiori. Nella vigente Costituzione, la situazione può completamente sfuggire di mano a ogni controllo statale: le Regioni potrebbero approfittare (anche in modo non opportuno) della competenza residuale per fare il bello e il cattivo tempo su moltissime materie, approfittando anche del fatto che non hanno la responsabilità fiscale completa di ciò che fanno. Lo Stato non avrebbe neppure il modo esplicito di far valere le proprie ragioni in caso di interesse nazionale.
A quel punto ci si troverebbe in una situazione di conflitto permanente: le Regioni legifererebbero in continuazione, anche su materie di dubbia competenza, e lo Stato farebbe lo stesso anche su materie regionali, tentando di far valere la propria supremazia anche invadendo il campo.
La Corte Costituzionale sarebbe continuamente oberata di lavoro; nel caso peggiore questo continuerebbe a succedere anche dopo molto tempo, visto che il conflitto sembrerebbe l’unico modo per opporsi alle ingerenze della “controparte”.
Lo Stato potrebbe però giocare per la carta economica per piegare le Regioni al suo volere, tagliando i contributi agli enti locali più riottosi.

Caso peggiore a Costituzione riformata

Con la Costituzione riformata, sarebbe lo Stato ad avere il coltello dalla parte del manico, tanto da avere potenzialmente molte armi per esautorare le Regioni.
Nel caso peggiore l’amministrazione centrale potrebbe continuamente invocare l’interesse nazionale, svuotando le Regioni delle loro competenze, o magari farlo solo con le Regioni di colore politico diverso. Anche la possibilità di dare competenze in più alle regioni “virtuose” potrebbe essere usata solo per gli “amici”, mentre con i “nemici” si potrebbero mettere in campo le punizioni per chi ha i conti in disordine, condizione questa piuttosto fumosa e che dipende anche dai trasferimenti statali.
La situazione sarebbe quindi molto sbilanciata a favore dello Stato.

Nel confronto tra i due casi peggiori, secondo me la riforma propone una situazione troppo sbilanciata, anche se la Costituzione vigente porta a una paralisi, mentre con quella riformata lo Stato potrebbe in qualche modo continuare a funzionare.
(continua qui)