venerdì 4 agosto 2017

Con un sentito ringraziamento

A Matteo Soragna per aver scritto questo, e a quella Nazionale per aver fatto quel che ha fatto in quei due anni fantastici. Ricordo che l'avevo ricreata, giocatore per giocatore, in NBA Live.
In attesa della Nazionale più talentuosa di sempre eccetera eccetera.

mercoledì 26 luglio 2017

Il diritto di contare, o del puntare in alto

Approfittando dei cinema all'aperto (sempre benedetti, è un piacere ogni anno) la settimana scorsa sono andato a vedere Il diritto di contare.
Bel film. Forse non da Oscar (come in effetti non ne ha presi 😉) ma sicuramente inspiring, come si dice di là dell'Atlantico. Da far vedere nelle scuole, e forse pensato anche per questo.
Mi ha fatto riflettere su alcune cose. Intanto la NASA era un buon posto per superare le discriminazioni, sia di razza che di genere: quando i problemi sono difficili, l'importante è riuscire a trovare qualcuno che possa risolverli, gli altri fattori passano in secondo piano. Se i problemi sono così di alto livello che i possibili risolutori sono pochi non c'è tanto da fare gli "schizzinosi" (leggi: razzisti). In effetti leggo che la "vera" Katherine Johnson non si è mai sentita molto discriminata. Questo potrebbe essere un buono stimolo a puntare sempre in alto, per chi ritiene di essere discriminato.
Inoltre, mi ha fatto riflettere il fatto che la navetta spaziale di John Glenn si chiamasse Friendship.I nomi dei programmi spaziali russi e americani contano molti vocaboli ispirati alla pace (la stazione spaziale Mir), all'amicizia, a termini "positivi" (Salyut = saluto, Sojuz = unione). Il logo dell'Apollo 13 riportava la scritta Ex luna, scientia. Nel film, come nella realtà, non sono inoltre infrequenti i riferimenti a Dio. E tutto questo in un clima di competizione estrema, di guerra fredda, ben dipinto nei primi cinque minuti del film.
Forse quando si ha a che fare con obiettivi "alti", che spostano addirittura in là i confini dell'umanità, viene più facile essere ispirati verso il bene (o il Bene).
Conclusione: duc in altum!

P.S. come al solito, c'è un Martin Mystère, il 295 Cospirazione Luna che accenna all'ultima cosa che ho descritto.

mercoledì 19 luglio 2017

Malthus, è lei?

Qualche tempo fa ho assistito a una conferenza con don Fabio Corazzina e Marco Fenaroli che parlavano dell'enciclica Populorum Progressio.
Durante la conferenza don Fabio ha citato vari indicatori, per dire che se stiamo bene o male dipende dal metro di misura: per PIL tutto sommato stiamo ancora bene, ma per esempio se osserviamo l'impronta ecologica scopriamo che in Italia consumiamo molte più risorse di quante ne abbiamo a disposizione: 4.61 ettari equivalenti a testa contro una disponibilità di soli 1.08. Per le "classifiche ecologiche" quindi siamo piuttosto in fondo.

Questo spunto mi ha fatto riflettere sull'atavico problema della disponibilità di risorse.
Sappiamo che al mondo si produce abbastanza ricchezza per tutti: il PIL mondiale, a parità di potere d'acquisto, è circa 120mila miliardi di dollari all'anno, che spalmati per tutti gli abitanti della Terra (diciamo 7,5 miliardi) fa in media 16mila dollari a testa all'anno, compresi i neonati: direi quanto basta.
Per quanto riguarda il cibo, il problema sollevato a suo tempo da Malthus, la rivoluzione industriale e l'agricoltura intensiva hanno praticamente risolto il problema (per ora, ma c'è ancora spazio per aumentare la produttività), tanto che i richiami sono per lo più sullo spreco di cibo.


Però il discorso dell'impronta ecologica è molto più critico. Vedo che non solo l'Italia, ovviamente, consuma più risorse di quelle disponibili: tutto il mondo è oltre la soglia.
Però è evidente dalla lista dei Paesi che l'impronta ecologica è elevata laddove c'è benessere e alta qualità della vita. Se davvero la disponibilità di risorse globale è pari a 1.78 ettari equivalenti a testa, i Paesi che stanno sotto questa soglia sono quelli che seguono la Moldavia, non una grande prospettiva.
Questo fatto è visivamente chiaro in questa immagine, in cui però il limite di sostenibilità è a 2.01 ettari a testa, secondo i dati del 2008: la riga rossa verticale va spostata ancora più a sinistra. Sull'asse Y invece c'è l'indice di sviluppo umano: tutti i Paesi con indice di sviluppo superiore a 0.8 (che non è una gran cosa) consumano troppo.
Questo vuol dire che per mantenere uno stile di vita non sprecone, ma dignitoso dobbiamo in ogni caso consumare troppo? Ovvero: non è possibile, con le risorse che abbiamo, garantire standard di vita non lussuosi, ma nemmeno "europei" a tutti? Il nostro modello deve essere la Moldavia, senza contare che la Terra non diventa più grande, e il limite di 1.78 ettari a testa calerà ancora all'aumentare della popolazione?

Siamo in troppi?

martedì 11 luglio 2017

Up for grabs

In inglese c'è questa espressione, "up for grabs", che significa "in palio, disponibile", riferito specialmente a gare sportive. Però la locuzione inglese è più espressiva, dà l'idea di un qualcosa lì da prendere, da afferrare, su cui mettere le mani.
Quest'anno mi pare che ci sia in atto in molti sport un cambio generazionale per cui alcuni "grandi vecchi" sono più attaccabili, ma i giovani della generazione successiva non sono ancora arrivati.

Succede nel tennis: tra le donne è evidente da un paio d'anni, con un turbinare di nomi negli slam e nei primissimi posti della graduatoria mondiale, ma anche tra gli uomini a Wimbledon sarà una bella lotta.

Succede nell'atletica: basta pensare al Bolt a fine carriera.

Succede nel ciclismo, con un Froome forse non più così dominante, un Quintana che non è sbocciato appieno, un Contador ormai abbondantemente tramontato. Anche al Giro il Nibali di 2-3 anni fa non avrebbe mai perso contro Dumoulin.

In queste condizioni la qualità media delle competizioni si abbassa, ma di solito sono più combattute e divertenti. Il Tour è "up for grabs" più di altri anni (precedenti e, probabilmente, futuri): forza Aru, quindi, anche se non è un campione di simpatia.

giovedì 29 giugno 2017

Il Vangelo è complicato

Vangelo di martedì e mercoledì (Mt 7, 6.12-20):
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.  
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;
quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!"
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere». 
Primo versetto: non dare perle ai porci. Sembra che il bene di cui si è capaci vada centellinato, distribuito solo ad alcune condizioni. Forse a chi può capirlo? A chi può apprezzarlo?
Forse (vv. 16-20) a chi può portare frutto?
D'altra parte (v. 12) c'è la regola d'oro: io vorrei che gli altri mi donassero il loro bene, le loro "perle", quindi dovrei donare loro a mia volta le mie. Se anzi voglio che gli uomini siano indulgenti e misericordiosi con me, dovrei comportarmi con loro allo stesso modo, e elargire le mie "perle" chiudendo un occhio su quanto degno sia il ricevente.
In altre parti invece sappiamo che si dice "se amate chi vi può riamare, che merito ne avrete?".
Insomma, è una gran confusione.
Proprio vero che il Vangelo è la porta stretta.

mercoledì 7 giugno 2017

Di record in record

La Juve consolida il suo record di finali perse.
Non mi è ancora andata giù, anche se effettivamente il Real si è dimostrato più forte. Per vincere sarebbe servita una Juve al 101%  contro un Real all'80%, invece Zidane ha preparato perfettamente la partita.
Col senno di poi Higuain non valeva quei soldi. E' bravissimo, ma non al livello di una finale di Champions.
Però una cosa la dico: sono orgoglioso di avere un squadra e una società così, che di fronte alla sconfitta non accampano scuse, arbitri che potevano ammonire diversamente, deviazioni sfortunate, prestazioni eccetera.
Trovare le differenze con squadre che dopo aver perso in campionato contro una squadra più forte - più forte da sei anni - continuano a attaccarsi a scuse di vario genere e tipo.

domenica 4 giugno 2017

Pentecoste 2017

Ieri mattina sono stato alla Santa Messa delle 11.
Il celebrante era il parroco, che secondo me ha tenuto un'omelia poco centrata.
Già l'incipit "allo Spirito Santo pensiamo troppo poco" mi ha un po' indispettito, ma capisco che don Renato abbia più occhio di me sulla media dei fedeli.
Poi ha fatto una prima parte di omelia con qualche richiamo preconciliare: è partito dallo Spirito che abita in noi, che riceviamo nel battesimo e nella confermazione, per dire che siamo "tempio di Dio" (e fin qui tutto bene) e poi lanciarsi in sottolineature antropologiche sulla dottrina del corpo, sull'essere uomini e donne che deriverebbe da questo essere "tempio di Dio".

Io non ho studiato teologia, quindi sicuramente mi sbaglierò, ma secondo me questa interpretazione è un po' datata: legare l'interpretazione del corpo e della differenza sessuale alla presenza sacramentale dello Spirito rende la cosa troppo esclusivamente cristiana, quasi invalida dal punto di vista di un ateo o di un non credente. Il punto forte della dottrina cristiana nei confronti dell'umanità tutta, almeno da san Tommaso e sicuramente dalla Dignitatis Humanae, è che la verità sull'uomo è antropologica, la somma dignità di ciascuno non è data dal battesimo ma dalla comune figliolanza divina.
In questo periodo sto sudiando, per una tesina, la questione della relazione tra Chiesa e schiavitù, e per troppo tempo si sono usati due pesi e due misure con i cristiani e i non cristiani, i primi liberati da ogni giogo da Cristo, i secondi assoggettabili tranquillamente. Solo nel secolo scorso si è finalmente usciti in modo definitivo da questa impostazione, e trovo che questo sia una grande conquista. Sicuramente anche don Renato è d'accordo, ma gli è scappato detto poco chiaramente nella sintesi dell'omelia di domenica.

Poi la predica è proseguita con la citazione della lettera di mons. Negri dopo la strage di Manchester.
Avevo già letto quel contributo. Capisco che - come dice don Renato - mons. Negri volesse parlare non tanto della strage, ma del mondo moderno, del relativismo, della mancanza di valori, del consumismo, di Satana.
Però mons. Negri non ha scritto un fondo, una riflessione, un articolo di commento, ha scritto una lettera ai ragazzi morti, e quindi - secondo me - facendola completamente fuori dal vaso. Nel testo ci sono dei passaggi inaccettabili se applicati al contesto della strage: la frase "Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto" è una generalizzazione senza fondamento alcuno, visto che non credo che mons. Negri conoscesse nemmeno una delle vittime, per cui usa il termine "vita sprecata". L'unica cosa che mons. Negri sa di quei ragazzi è che erano ad un concerto di Ariana Grande: ha dedotto da questo tutte le sue conclusioni?
La successiva parte sui "peluche" è un'inutile crudeltà che stigmatizza un gesto di empatia, di umana pietà, che sicuramente non arriva alle vette teologiche dell'insonnia di mons. Negri ma è quello che la povera gente che non ha studiato teologia sente di fare con il cuore. E questo solo per limitarsi alle citazioni di don Renato.
Tra l'altro mi stupisce che il parroco pensi che mons. Negri volesse parlare di questioni valoriali, quando lo stesso presule conclude con l'accenno alla guerra di religione, che mi pare la cosa che gli preme di più.

Anche la risposta di una madre, che non ho letto ma che il parroco ha poi citato in predica, mi sembra una generalizzazione offensiva nei confronti di molti genitori che non educano i figli, come dice lei, secondo l'approccio per cui tutto è concesso, "ogni desiderio è un diritto".
Se quella madre ritiene di aver educato così i suoi figli, mal gliene incolga. Se ritiene di osservare questa cosa in suoi conoscenti, già è una cosa diversa, e metta almeno un grano di dubbio nel suo giudizio (la storia della trave e della pagliuzza non dice nulla?).
Ma la generalizzazione stile o tempora o mores mi fa sempre accapponare la pelle. Io conosco moltissimi genitori che si barcamenano nell'educazione dei figli facendo del loro meglio.

Mi chiedo se fosse il caso di usare una strage per parlare dell'educazione dei ragazzi, tanto più dopo che nella notte precedente ne era appena successa un'altra.
Ribadisco: la questione educativa è importantissima, vitale, fondamentale, e chi mi legge sa quanto ci credo. Anche il tema dello scontro di civiltà e/o religioni ha diritto di cittadinanza, non dico di no.
Però così si accostano cavoli e merende, e oltretutto mancando di rispetto e anche capacità di discernimento.