mercoledì 23 maggio 2018

Viviamo tempi interessanti

Due letture interessanti della situazione politica attuale: questa sulla politica economica e questa più generale sulla impostazione "ideologica", o meglio non ideologica di questo governo.
Mi pare che il discorso sia condivisibile: non si vede una prospettiva unificante di fondo, una "cosa" che non sia per forza un'ideologia, ma un'ispirazione, una direzione di marcia. Probabilmente è l'evoluzione di ciò che successe con Renzi: l'unica cosa che conta è il cambiamento.
Non sono convinto che questa evoluzione del dibattito sia positiva.
Per quanto riguarda Cottarelli, invece, credo che la ratio sotto lo statalismo di cui parla sia la protezione: viviamo in tempi in cui c'è diffusa paura, e mamma Stato ci promette protezione, dall'idraulico polacco, dalla Fornero, dalla disoccupazione. Il merito comporta competizione: non è compatibile con la protettività. Certo questo approccio non può funzionare se disgiunto da responsabilità.

mercoledì 16 maggio 2018

Tutto è connesso

Sabato c'è stato l'ultimo incontro di quest'anno di SFISP, con il professor Dario Nicoli. Nella stessa mattinata ho introdotto l'enciclica Laudato si' di papa Francesco. Dopo  quell'incontro, il mio cervello ha laboriosamente rimuginato una serie di ragionamenti che riporto di seguito.

Il professore ha fatto un intervento molto articolato, complesso.
A un certo punto ha detto che sognare è importante. Bisogna avere grandi obiettivi, non perdere la speranza.
In un altro passaggio invece ha detto che al giorno d'oggi, durante il percorso educativo dei fanciulli e dei ragazzi, tendiamo a dire loro che da grandi potranno fare quello che vogliono. "Fai della tua vita quello che ti piace! Fai quello che desideri!". Il professore ha stigmatizzato questo atteggiamento: la nostra vita non è fare quello che si vuole, ma sono le relazioni che abbiamo e che costruiamo.
Ho fatto fatica a mettere insieme queste due affermazioni.
Credo d'aver capito che l'idea sia di mettere insieme speranza e realismo, ma soprattutto evitare l'individualismo. Non possiamo pensare che la nostra vita si costruisca solo con quello che desideriamo noi, a dispetto di tutto e di tutti intorno a noi.

Il realismo fa anche sì che a volte apriamo gli occhi e ci accorgiamo che dobbiamo rinunciare a una parte dei nostri desideri per prenderci le nostre responsabilità. Rinunciare a un viaggio per stare vicino alla nonna malata. Rinunciare a iscriversi all'università per portare a casa qualche soldo perché la famiglia ne ha bisogno. Rinunciare a quello sconto allettante perché pagare in nero è evadere (letteralmente) dai nostri doveri civici.
Mi è tornato in mente un discorso che faceva un docente del corso di formazione sociale e politica che ho seguito. Lui parlava del matrimonio, e diceva una cosa controintuitiva: la Chiesa negli ultimi decenni ha troppo insistito sull'aspetto sentimentale del matrimonio, sull'amore. Si dice: "Ti amo, quindi ti sposo". Ed è giusto, giustissimo. Però dobbiamo anche avere presente che la parole "amore" è purtroppo molto varia. E' amore il sesso, l'amore fraterno, il romanticismo, la carità, l'eros e l'agape, l'amore di Dio, il sentimento e i film d'amore. Dire una cosa così può anche lasciar pensare: "Allora quando non ti amo più non siamo più sposati". Quel professore diceva che è necessario accompagnare al "Ti amo, quindi ti sposo" anche il contrario: "Ti sposo, quindi ti amo". Ti sposo, quindi mi impegno a costruire con te un progetto, a costruire un amore giorno per giorno, che cambierà e si modificherà con il tempo, ma che non per questo diventerà meno amore. E mi prendo la responsabilità di far sì che sia così.

Oggi la società del "tutto e subito" non ragiona certo in questa maniera. La progettualità e la responsabilità non si vedono nelle nostre vite; non si vedono nelle nostre relazioni consumate subito, perché ciascuno dei due "ha voglia", e bruciate appena a uno dei due - individualmente - "passa la voglia"; non si vedono nel fare figli; non si vedono in politica.

Allora è vero che, come ripete molte volte il Papa, tutto è connesso. Un certo modo di fare ha effetto sulla vita privata, sulla vita pubblica, sull'ambiente. Ogni azione non ha solo un effetto in sé stessa, ma anche perché contribuisce a formare una cultura comune, una cultura sociale. Ci possono essere azioni che costruiscono una società più umana e altre che costruiscono una società più individualista.

Su questi meccanismi influisce anche il nostro modello economico, o meglio - ricordando Giovanni Paolo II - la sua degenerazione consumistica. Il consumismo, il percepirci come consumatori, fa sì che si debbano creare sempre nuovi bisogni (o meglio: desideri): dopo aver comprato una macchina, dovremo sentire il desiderio di una macchina più grande o potente. Dopo aver comprato un telefono, dovremo creare il desiderio del modello nuovo. Una sorta di degenerazione del motto sessantottino "Siate realisti, chiedete l'impossibile".
Questo spostare continuamente l'asticella verso l'alto ha qualcosa a che fare con il discorso che il professor Nicoli faceva riguardo ai sogni dei ragazzi: mettere l'asticella troppo in alto ("Fai quello che vuoi! Puoi diventare ciò che sogni!") rischia di generare grosse delusioni quando la realtà ci richiama all'ordine: non tutti possono diventare calciatori famosi. Allora emergono l'invidia, la frustrazione, magari la rabbia. Così nelle relazioni: se l'aspettativa è di trovare il principe azzurro (e in questo qualche mitizzazione dell'amore da parte della Chiesa la intravedo), qualsiasi relazione con qualche difetto non sarà abbastanza, sarà deludente, e finirà. Così in politica: attraverso meccanismi in parte diversi (cioè la giusta reazione al degrado della moralità della stessa) si è arrivati alla stessa conclusione, la pretesa di "purezza" e a una rabbia sorda, ostile.
Trovare un equilibrio tra realismo, pragmaticità e speranza e afflato ideale è la sfida dei cristiani: siamo nel mondo, ma non del mondo. In politica è ancora più difficile.

Tornando all'effetto pubblico delle nostre azioni e delle nostre scelte, trovo che a volte anche noi cristiani non vediamo la connessione profonda che i nostri Papi ci ricordano. A volte vediamo gli argomenti come separati: che importa della morale, stiamo parlando d'altro (di politica, per esempio). Stiamo parlando di valori non negoziabili, non c'entra l'ecologia. Parliamo di aborto, non di poveri. Tutti i Papi recenti, dall' ecologia umana di Giovanni Paolo II, a Caritas in veritate di Benedetto XVI, a papa Francesco fin nell'ultima esortazione Gaudete et exsultate (ai punti 101 e 102), hanno ribadito che questo è un errore. Ogni degradazione della cultura umana porta danno a tutto l'uomo, che non è settoriale.
Allo stesso modo anche in politica il risultato non è disgiunto dalla modalità con cui lo si persegue, né dall'esempio che porta il politico come persona.

mercoledì 9 maggio 2018

Ospitaletto, i servizi, i costi (2)

(prosegue da qui)

Certamente, seguendo gli anunci dell'attuale amministrazione, serve una nuova palestra. L'unico dubbio, al riguardo, è se siano annunci elettorali o ci sia sotto della "ciccia". Considerando il jolly Esselunga in arrivo, dovremmo essere ottimisti al riguardo.
Resta un dubbio sulla correttezza di impegnare risorse a due mesi dal voto, vincolando così la futura amministrazione che potrebbe avere idee diverse. Per esempio io ho trovato inopportuni gli accordi con la Parrocchia degli ultimi mesi.
Passi per la casa delle associazioni, ammesso che serva e che venga usata (altra cosa che scopriremo solo fra qualche mese o anno), ma l'accordo per l'acquisto della casa ex-Santina e della casa S. Giacomo così sotto elezioni a me non è piaciuto: che fretta c'era? Non si poteva attendere giugno?
Così si tolgono le castagne dal fuoco alla Parrocchia, che - si sa - era in ambasce con l'uso della casa ex-Santina, visto che l'idea di farne la nuova sede Caritas si scontrava con i vincoli delle Belle arti. Rogna che ora si addossa il Comune.
Idem per l'accordo di rifacimento del campo da calcio dell'Oratorio: una nuova amministrazione potrebbe avere idee diverse per la zona piscina, magari facendo un campetto in quell'area, cosa che mi sembrerebbe più sensata (io sono contrario da tempo immemore all'ipotesi piscina). Ogni riferimento a Prandelli è ovviamente voluto: si sa che c'è in campo un'idea opposta, è corretto far trovare le cose fatte a due mesi dalle elezioni? Sa un po' di dispetto.
A proposito di vincoli delle belle arti, parliamo di villa Presti. Non ho le competenze per sapere né se l'operazione è gestita bene, né se un'altra farmacia serve (anche se facendo un conto della serva se le farmacie comunali diventano 2 su 3 invece che 1 su 2 il Comune dovrebbe guadagnarci nella spartizione dell'utenza). Mi suona strano che una farmacia - che ha vincoli per quanto riguarda spazi, magazzini, accessibilità eccetera - possa entrare tranquillamente in un immobile anch'esso vincolato dalle Belle arti. Vedremo.
Invece - come già detto qualche post fa - per i servizi non "edilizi" non posso che fare un plauso a questa amministrazione: le attività sulla salute e sulla cultura sono state un bel miglioramento, come le feste (Notte Bianca, Mille Miglia, anche se a me piaceva pure Pa' e salam), e mettiamoci anche la celebrazione delle ricorrenze civili.
Non ho abbastanza competenza per giudicare invece il lavoro dei servizi sociali.

martedì 8 maggio 2018

Ospitaletto, i servizi, i costi (1)

Ragionando oziosamente sulla situazione del Comune, sempre in vista della tornata elettorale, qualche appunto sui servizi nel nostro Comune.
Io ho sempre ritenuto che il nostro paese, in quanto comune di hinterland, abbia una vocazione ad essere un Comune di servizi. Non siamo un paese franciacortino (vino e vigneti), né con qualche ambizione turistica, né bassaiolo (campi e allevamenti). Noi dobbiamo essere un Comune accogliente per la nostra popolazione, anche per diminuire il rischio di essere un puro e semplice dormitorio: se gli ospitalettesi, oltre a lavorare fuori paese, devono spostarsi anche per avere dei servizi, da noi resta ben poco.
Certo, i servizi pubblici costano.
Infatti già a suo tempo non condivisi l'impostazione di Prandelli che decise - con una scelta politica - di tenere le tasse il più basse possibile (no addizionale Irpef), anche a costo di faticare a far quadrare il bilancio. In quei dieci anni perdemmo definitivamente la piscina e l'ASL: una direzione diversa da quella da me auspicata. Per me - ribadisco: è una scelta politica - avere più servizi vale anche qualche decina di euro in più di tasse.
L'amministrazione Sarnico ha fatto una scelta diversa. Dopo essersi trovato l'addizionale Irpef imposta dal commissario, ha deciso di mantenerla, pur diminuendola leggermente a metà mandato. In questi anni abbiamo avuto il centro diurno, e ora stiamo inaugurando la casa delle associazioni, in futuro è prevista la piscina e un polo sportivo (vedremo).
Il problema è:questi servizi sono sostenibili? Per il centro diurno so che c'è stata discussione col Serlini, che ha espresso molti dubbi sulla sostenibilità economica, infatti se non sbaglio l'operazione è stata conclusa con il Richiedei di Gussago (altro ente con grossi problemi economici...). Sulla piscina, Sarnico dice che i problemi di sostenibilità saranno un fatto dei privati. Abbiamo già visto in comuni limitrofi che la questione spesso non è così automatica: si comincia con i soldi privati, poi i privati bussano dal sindaco e dicono: "l'impianto è in perdita, o ci aiuti o chiudiamo, poi spieghi ai tuoi elettori come mai è chiuso".
Per entrambi i casi - piscina e centro diurno - sapremo solo fra qualche anno come andrà. Io ho il dubbio che ad oggi, con la concorrenza che c'è nei paesi vicini su entrambi i servizi, sia difficile garantire la sostenibilità. In particolare la piscina era un debito già negli anni '80-'90, quando era l'unica del circondario; oggi secondo me abbiamo "perso il treno", lasciando che i Comuni vicini ci superassero in offerta di servizi sul territorio. Responsabilità storica di Prandelli.

(continua)

martedì 24 aprile 2018

Verso le elezioni comunali

E diciamolo, qualcosa sulle prossime elezioni comunali.
Alla fine avremo quattro liste: Mena, Prandelli, Antonini, Sarnico.

Mi colpisce la vicenda che ha portato alla candidatura di Prandelli. Le donne del centrodestra (Giudici, Trecani, Chiari) hanno tirato la baracca per cinque anni, con un egregio lavoro sul territorio, negli atti di Consiglio e Commissioni e "ai fianchi" di Sarnico, dalla questione del senso unico di villaggio S. Caterina alla vertenza Esselunga.
E nonostante ciò, arriva Prandelli che per sette anni è stato altrove, e si impone.
Un metodo che mi lascia basito. Sicuramente hanno pesato i numeri delle elezioni politiche (ma allora Sarnico non dovrebbe nemmeno presentarsi); sicuramente sono arrivate indicazioni da Brescia (ma OspiLab non dovrebbe entrarci per nulla con queste dinamiche). Fatto sta che arriva il dominus, e dice "qui comando io". Anche all'interno della Lega, non so se Abrami - candidato in pectore già alla scorsa tornata - si sia eclissato spontaneamente.
Sono convinto che dopo dieci anni di dominio praticamente monocratico Prandelli non sia così ben visto a Ospitaletto.

Però la stessa cosa si può dire di Sarnico. Sono curioso di vedere chi ci sarà in lista, visto che con metà della sua lista al giro precedente ha litigato. Un grosso difetto per chi si presentava in discontinuità con l'amministrazione "dispotica" di Prandelli. Però è vero che questa cosa la notano gli "impallinati" di politica e chi ha a che fare direttamente con lui (ho ricevuto commenti molto caustici da gente che ha avuto contatti con il Comune negli ultimi anni), ma il 90% degli elettori non lo sa.

Come amministrazione, molto meglio i cinque anni di Sarnico che i dieci di Prandelli. Non pensavo che fosse possibile bloccare la cementificazione, il confronto tra il numero di gru e cantieri lottizzati da Prandelli e quelli sbloccati da Sarnico è impietoso.
Nota di merito inoltre per le politiche comunali dell'assessore Chiodelli, mai così ricche per numero e varietà delle proposte.
C'è da dire che le condizioni in cui i due sindaci si sono trovati a lavorare sono state molto diverse: Sarnico ha pescato il jolly Esselunga con i relativi introiti, mentre Prandelli si era trovato a gestire il problema delle scuole ereditato da una sciagurata miopia della precedente amministrazione di centrosinistra.
Però Prandelli aveva deciso di affrontare la situazione facendo cassa con le urbanizzazioni pur di tenere al minimo le tasse, scelta legittima e senz'altro "politica", ma secondo me nella direzione sbagliata. Tra l'altro tante case nuove portano a una desertificazione del centro; poche tasse locali più tanti appartamenti sfitti in centro portano a un accentuato afflusso di immigrati. Non proprio un successo per un'amministrazione leghista.

Per quanto riguarda i programmi, avremo tempo di leggerli. Per ora, un plauso a Prandelli perché pare sia rinsavito sulla piscina, che prima era nel programma del centrodestra e oggi è riconosciuta come ingestibile economicamente (vero).

Speriamo che la campagna elettorale - che sarà dura - non arrivi a certi livelli di colpi bassi. Già le insinuazioni verso Antonini di avere interessi commerciali con la Lega sono al livello delle insinuazioni del 2011 del centrodestra su "Sarnico vuole la moschea". Speriamo che sia solo una caduta di stile.
Certo fa una certa impressione che Antonini parli male primariamente di Sarnico, e Mena primariamente di Prandelli.

lunedì 23 aprile 2018

Regeni e gli altri

Sul mio PC è apparso un annuncio di raccolta fondi per Amnesty International che recita: "Continuiamo a chiedere verità per Giulio Regeni".
E' giusto. Continuiamo a chiedere verità.
Mi chiedo perché non sia mediaticamente altrettanto "forte" la storia dei tre italiani scomparsi in Messico. Anche lì c'è dietro una brutta storia di forze dell'ordine colluse. Sono sparite tre persone, italiane come Giulio Regeni.
A volte fatico a capire i meccanismi delle mobilitazioni di massa.
P.S. A meno che il basso profilo non sia una scelta consapevole di famiglia e Farnesina, nel qual caso sarei più sereno.